Il paese che non c’è

Il paese che non c’è sta scritto sopra un cartello che ogni tanto cade. Lo puoi trovare all’inizio della collina ma puoi stare sicuro che se passa il dottore, l’avvocato, il netturbino, l’autista di autobus oppure l’oste il cartello torna al suo posto, proprio dritto a puntare il paese. Nel paese che non c’è una mano non la si nega a nessuno. Anche quando Santo è tornato dalla guerra e aveva solo una coperta, è bastato un tocco d’orologio perchè Santo avesse la perpetua a spazzare casa, il netturbino a pulire il giardino, la vicina che bussava ogni mattino alle dieci a preparare il pranzo. Nel paese che non c’è quando piove e qualcuno gira per le strade senza ombrello trova sempre qualcuno che ne ha uno di più e lo allunga a chi si è bagnato. Una volta, il paese che non c’è è stato raso al suolo da un terremoto. La gente si guardava la testa sotto il cielo e decise che gli uomini avrebbero ricostruito le case e le donne accudito i bambini di tutti. Chi dava lavoro avrebbe messo i suoi soldi per riparare tutto quello che poteva essere aggiustato. La gente era tornata per le strade e tutto funzionava meglio di un tempo. Se lo stradino dimenticava la strada sporca, il ferramenta usciva di fretta a porvi rimedio. Anche quando alla vecchina mancavano due lire per il pane, c’era sempre dietro alla fila qualcuno che allungava in silenzio la mano. Al paese che non c’è adesso è estate. Gli abitanti a turno smuovono i rifiuti che puzzano sotto il sole. Anche Santo fa il suo dovere. Tornato dalla guerra aveva solo una coperta ma grazie ai suoi vicini adesso ha un orto pieno di verdure e frutta che lascia raccogliere quando qualcuno ha bisogno.

Francesca 1°F

Lettera ai genitori e ai bambini Infanzia Senna

Amatissimi bambini, carissimi genitori,

da qualche giorno abbiamo iniziato una nuova avventura su un canale istituzionale, il Registro Elettronico, tramite la piattaforma Collabora.

Come le vostre maestre vi hanno già spiegato è un “luogo” non fisico ma virtuale che ci servirà per un po’ di tempo per “fare scuola”.

Troverete materiale per leggere, costruire, esplorare, guardare, cucinare, cantare e molto altro (…una specie di parco dei divertimenti formato casalingo!).

La richiesta delle maestre è proprio quella di “provare a fare” e farci sapere se ci siete riusciti. In poche parole vorremmo tenere vivo il filo del rapporto che ci univa, a volte sulla porta, a volte in classe, dove più solido, dove si stava appena consolidando, … . Un rapporto che per noi maestre vuole rimanere fermamente un principio.

Stiamo svolgendo didattica a distanza ma cerchiamo anche la telefonata dove possibile proprio perché in quel rapporto crediamo.

E allora vorremmo fare anche un passo oltre. E così abbiamo deciso di non abbandonare nemmeno il canale del blog di istituto. Questo canale ci servirà per portare avanti l’obiettivo della circolarità delle idee (le nostre assemblee quotidiane sono basate su questo) e del senso di comunità (altrimenti che scuola sarebbe?).

Ecco allora che il nostro blog diventerà, per il prossimo periodo, un grande cartellone, una immensa mostra, un luogo espositivo in cui le installazioni, le opere, .. il FARE dei nostri bambini a casa con voi genitori si completerà del valore comunitario dello scambio.

E sarà bello poterlo esplorare con i vostri bambini, facendo un po’come quando entravate a scuola, sfogliavate i diari delle sezioni, guardavate il lavoro del giorno, il progetto che prendeva forma.

Noi insegnanti ci auguriamo, con questo pezzetto, di poter restituire un po’ di normalità al “fare scuola” di questo periodo.

Le vostre maestre Isa Lella Stefy Sabrina Valeria Federica Vitty Anna Sara Sonia Orietta Ornella Luisa Rita Francesca Giuliana.